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venerdì 9 maggio 2008

9 maggio 1978


Per non dimenticare Peppino Impastato

Oggi ricorre il 30esimo anniversario dell'omicidio politico di
Peppino Impastato, assassinato brutalmente da sicari mafiosi. La mafia ha ridotto a brandelli il suo corpo ma non ha fermato le sue idee, né piegato il suo coraggio interiore e la sua onestà intellettuale, non ha spezzato la sua dignità, né dissolto la sua energia spirituale.
La mafia ha ucciso Peppino ma non ha soppresso la libertà e i diritti che egli ha sempre propugnato e difeso con tutte le sue forze, battendosi contro l'ingerenza e il controllo oppressivo esercitato dalla criminalità organizzata sulla vita dei cittadini, contro l'occupazione militare mafiosa del territorio e della società, contro la speculazione edilizia, il malaffare e la corruzione politica.
La mafia non è riuscita ad annientare il simbolo ideale e politico che ancora oggi, a distanza di trent'anni, Peppino rappresenta per le nuove generazioni. Le quali lo hanno riscoperto grazie al celebre film diretto da
Marco Tullio Giordana, "I cento passi", nel quale il ruolo di Peppino è magistralmente interpretato dal brillante attore Luigi Lo Cascio.
Per chiunque voglia saperne di più su Peppino, in omaggio alla sua memoria e alle sue idee intramontabili, vi propongo una raccolta di link.
PEPPINO IMPASTATO
UCCISO IL 9 MAGGIO 1978
LE SUE IDEE NON MORIRANNO MAI
"LA MAFIA E' UNA MONTAGNA DI MERDA"
"I CENTO PASSI"


Infine, suggerisco di consultare i seguenti siti:




HASTA SIEMPRE PEPPINO!

sabato 10 novembre 2007

Cuba e l'ipocrisia occidentale


Premetto di essere un marxista di stampo non ortodosso, di sincera formazione libertaria e democratica. In altre parole, non mi sono affatto convertito al veterostalinismo di marca cossuttiana. Eppure sulle vicende cubane non mi convince quello che mi pare un subdolo tentativo di disinformazione e di speculazione propagandistica, in funzione reazionaria e neoliberista, messo in atto in un momento politico internazionale come quello attuale. Senza dubbio ritengo necessario condannare Cuba quando sbaglia. Anzi, rincarerei la dose esprimendo una considerazione più netta e perentoria: che il regime castrista fosse di natura antidemocratica ed illiberale non lo scopriamo oggi. Nondimeno, data la macabra ed oscura storia del continente latino-americano, data l’arretrata situazione della società cubana prima della rivoluzione castrista, oserei ipotizzare che il regime di Fidel sia la “migliore” tra le dittature del mondo, in quanto ha vinto con efficacia le secolari piaghe dell’analfabetismo e della povertà estrema che affliggevano la società cubana pre-rivoluzionaria. Inoltre la Cuba castrista può vantare i migliori ospedali e le migliori scuole pubbliche d’America. Sfido chiunque a smentire tali dati incontrovertibili che sono noti alla parte intellettualmente più onesta ed informata dell’opinione pubblica mondiale. Il governo castrista è sempre stato molto attento, equo e garantista verso i diritti e le tutele di carattere sociale: i diritti alla casa, al lavoro, all’istruzione e alla sanità pubbliche, assicurati a tutti i cittadini, sono un grande merito che bisogna riconoscere alla rivoluzione cubana. Purtroppo sul versante dei diritti politici e delle libertà democratiche il regime di Fidel Castro si è sempre rivelato insensibile e refrattario, nella misura in cui quei diritti e quelle libertà sono tuttora negati con estrema durezza. In tal senso è corretto asserire che il regime cubano sia uno Stato di natura politicamente autoritaria ed oppressiva. Tuttavia questo costituisce un punto di vista “occidentale”, in quanto è una valutazione parziale e relativa ad un contesto storico politicamente progredito, ma non è un giudizio applicabile ad altre realtà meno evolute come le società latino-americane, le società arabe, quelle africane, ecc. Probabilmente, sotto tale profilo la realtà sociale cubana rappresenta un’esperienza all’avanguardia, malgrado i limiti prima denunciati, ossia il deficit di democrazia rispetto alle società più avanzate dell’occidente, su cui pure occorrerebbe suscitare qualche perplessità e qualche riflessione critica. Infatti, la visione occidentale della “democrazia” è condizionata da un’ottica strumentale ed univoca, derivante da una profonda ipocrisia che caratterizza strutturalmente lo spirito liberal-borghese, fautore di uno “stato di diritto” meramente formale e a senso unico. A conferma di ciò suggerirei di rammentare, ad esempio, che negli U.S.A. (tradizionalmente celebrati come il modello storico della “democrazia occidentale”, come la patria dei diritti civili e dello Stato moderno) vige ancora la pena capitale, che è applicata sistematicamente in chiave classista e razzista, ossia a scapito dei soggetti più deboli, appartenenti alle classi subalterne o alle comunità etniche minoritarie, vale a dire contro i negri, gli ispanici, gli strati sociali meno abbienti e più indifesi. Tale ragionamento può senz’altro estendersi al tema più ampio della repressione carceraria e della violenza esercitata anche dalle democrazie occidentali contro le fasce più emarginate della società. Infatti, non mi pare che le democrazie occidentali siano immuni dall’influsso di meccanismi e di centri di potere di carattere antidemocratico, da sistematiche violazioni e da atroci crimini contro i diritti umani e civili, in funzione repressiva antiproletaria. Cito alcuni esempi. L’embargo commerciale imposto dagli U.S.A. contro Cuba, la sanguinosa guerra contro l’Iraq (un conflitto totalmente illegale ed immorale, in quanto è stato condannato e rifiutato da tutti, dal Papa, dall’O.N.U., dall’Europa, dalle moltitudini pacifiste, da tutti i popoli e dalla maggioranza dei governi del mondo!) e altre brutalità ed efferatezze perpetrate dal regime yankee contro il Sud del pianeta, rappresentano crimini assai più esecrabili di quelli commessi dal governo castrista, che pure vanno rigettati fermamente da parte di chi voglia progettare e perseguire l’idea di un comunismo migliore, più umano, compatibile con le libertà democratiche sancite non solo formalmente sulla carta, ma attuate in termini di un allargamento effettivo della partecipazione dei cittadini ai processi di decisione politica e ai canali di gestione della cosa pubblica.